4-911 Finisco la stagione 1952 con un secondo posto nella Coppa Meroni a Riva del Garda.
4 novembre, Festa dell’Unità nazionale, allora giornata festiva. Ultima gara, in regione, con un buon piazzamento nella coppa ”Enrico Meroni”.
Ricordiamo qui la persona a cui questa coppa è stata titolata. Si tratta di Enrico Meroni, giovane studente di liceo di Riva del Garda, arrestato nel giugno 1944 dagli agenti della Gestapo fu sottoposto ad interrogatorio perché rivelasse il nome di altri compagni, ma morì sotto tortura nella sede della Feldgendarmerie di Riva. E’ commemorato tra i martiri per la libertà.
Si conclude con questo piazzamento la lunga stagione agonistica 1952. Ma subito dopo si conclude anche il rapporto con la Cofler. Il cav. Rocchetti invia a Vasco una lettera con i migliori auspici di successo per l’avvenire con l’allegato nulla-osta che lo svincola da ogni impegno verso il Gruppo Sportivo. Il 27 novembre 1952, Vasco risponde alla “pregiata lettera” del cavaliere, in parte si dichiara davvero dispiaciuto di questa delibera, perché con questa società ha molto imparato, ha raccolto (e dato) tante soddisfazioni. Screzi e incomprensioni rendevano però l’ambiente poco sereno. Niente assunzione alla Cofler industria e termine del rapporto con la società sportiva. Cosa succederà ora?
Addio alla maglia portata per quattro anni, dal 1949 al 1952, con tanto entusiasamo dal giovane Vasco Modena. Con questa maglia lo abbiamo visto vincere la Bolghera, conquistare per tre anni consecutivi il campionato dilettanti del Triveneto, aggiudicarsi le selezioni del G.P. Pirelli, primeggiare alla mitica Trento-Monte Bondone… Il rapporto con la società sportiva Cofler, dopo l’attività con il dirigente Giannino Piccolroaz, non è proseguito purtroppo così bene come Vasco avrebbe desiderato.
L’industria roveretana rimane a lungo un fiore all’occhiello nella meccanica di precisione, grazie anche all’amministrazione del Cav. Vittorio Rocchetti, come testimoniato da questo gettone celebrativo del 1957. Fonte https://www.complianceturin.it/
Istruzione – ora torna in cima alla pagina e clicca a sinistra su “Precedente” o destra su “Successiva” per muoverti in ordine cronologico nella storia di Vasco Modena, altrimenti usa il menù con gli anni, in alto.
14 Trieste – Padova. Partenza dei 69 concorrenti da Trieste sotto una pioggia intensa. La tappa di 193 km è vinta da Michele Gismondi in fuga con altri 12 corridori. Vasco arriva col grosso del gruppo.
15 Padova – Salsomaggiore. 57 i corridori rimasti in gara. 205 i km percorsi ad oltre 40 di media. Vincitore Giuseppe Favero. Come sopra, Vasco arriva col grosso del gruppo.
17 Salsomaggiore – Voghera. La salita del Penice è l’asperità della giornata: Vasco passa la vetta sesto. Nella discesa si rompe la forcella, ma non si ritira. Vince Andrea Barro, mentre Ciancola guadagna la maglia rosa.
18 Voghera – Sanremo. Sono 220 i km. Vasco fugge sulle rampe del Turchino assieme a Filippi e Bertoglio e passano Albenga con 5′ di vantaggio. Passata Imperia Guerrini e Mauso vanno all’inseguimento dei tre, il gruppo con la maglia rosa non li teme e li lascia andare. Raggiungono prima Modena, rimasto staccato, e quindi gli altri due. Vince la tappa Gino Gerrini. Giancola rimane primo in classifica e si porta a casa la maglia rosa. Vasco è 45° nella classifica generale.
Due parole su Valerio Berteotti (1916 – 1998), qui in veste di direttore tecnico. Da dilettante, nel 1940 vinse il classico giro della Bolghera. La sua carriera professionistica iniziò nel 1943, con un primo posto alla coppa San Geo, da cui però fu squalificato avendo già precedentemente corso una gara per professionisti. Fu quindi campione nazionale di ciclocross élite vinto a Legnano nel 1944, con la maglia della Dopolavoro Aero Caproni di Trento, sotto la guida di Ermanno Moser. Nello stesso anno vinse la Coppa Città di Bassano. Gareggiò quindi nelle fila della Olmo e come indipendente; nel 1947 corse nel Veloce Club Trentino, concludendo la sue carriera ciclistica nel 1948.
8-10. G. P. Industria e Commercio a Quarrata, una foratura mi fece arrivare 16°
A Quarrata, in provincia di Pistoia, su un percorso di 196 km si svolge la terza edizione della Industria e Commercio per ciclisti indipendenti e dilettanti, organizzata dall’imprenditore Arzelio Belli . E’ vinta dall’intramontabile Primo Volpi, professionista dal 1938, nel pieno della sua forma, nonostante la classe sia 1916. Vasco arriva al sedicesimo posto.
14-18/10. Ci sarebbe da fare un capitolo per questa gara, doveva decidersi tutta la mia carriera. Troppa sfortuna (prima tappa caduta e foratura, seconda tappa due forature, terza tappa rottura della ruota. Arrivo 45°). Troppo amaro questo finale di stagione che sembrava aperto ai più vasti orizzonti.
Si tratta del IV Trofeo dei Cadetti Trieste-Sanremo, in quattro tappe per complessivi 761 km. Le prime due tappe pianeggianti, le due successive con le scalate rispettivamente del Pènice (su strada bianca), e del Turchino e Capo Berta. Vi partecipano i corridori di 14 regioni italiane rappresentate da una squadra di cinque atleti. Alla partenza: 69 corridori. La Venezia Tridentina, con direttore tecnico Valerio Berteotti, infatti, partecipa con quattro atleti. Modena Vasco, capitano, Versini Mario, Stofella Mario, e Mutinelli… Mario! Beh, almeno Vasco (all’anagrafe Velasco Modena) aveva un nome diverso dai Mario compagni di squadra! Ma da dove proviene questo nome? Velasco…
Il fratello di Vasco, da bambino fu malato. La madre, devota a Sant’Antonio di Padova (che in realtà è di Lisbona) prega e fa un voto: se il bimbo guarisce lo veste per un mese da fraticello. Lui guarisce, lei gli confeziona un piccolo saio di sacco! e Vasco? Vasco non era ancora nato, ma era in viaggio, quindi, con un perfetto parallelismo, il fratello del piccolo ”Antonio” non poteva che avere lo stesso nome del fratello del grande Sant’Antonio, il quale fratello aveva un nome portoghese: Velasco, così si sapeva. Ecco spiegato da dove proviene il nome inusitato. Per tutti è sempre stato il Vasco.
Valerio Berteotti (direttore tecnico), Mario Versini, Vasco Modena (capitano), Mario Stofella, Mario Mutinelli: tre “Mario” e un “Vasco”.
FONTI Giornale di Trieste – Martedì 14 ottobre 1952, e seguenti Avanti ed. Piemonte – 14 ottobre 1952 p. 5
5-10 Altra bella affermazione la mia, nel G. P. Pirelli nazionale. 150 Km di fuga mi avvalsero i più lusinghieri commenti di Binda e dei tecnici della U.V.I.
click per leggere l’articolo di Giuseppe Ambrosini Una ”classica” dilettantistica a pagina 16 e 17 della rivista Pirelli ottobre 1952, direttamente consultabile nell’Archivio Storico Pirelli. Ci sono due eventi: la fuga di Vasco Modena (nella foto di sinistra con Uliana) e il traguardo al Vigorelli (purtroppo per noi non sono i fuggitivi, bensì Guerrini e Monti)
Anche l’Archivio Luce custodisce una breve cronaca filmata della gara della durata di poco più di un minuto (codice filmato: I085105) , dove si vede anche la tenace fuga di Vasco con il dorsale nr. 71.
Guerrini a 38 di media s’impone nel G.P. Pirelli
Milano, lunedi mattina. La finale del quarto Gran Premio Pirelli, disputata da 103 corridori, ha confermato con il suo risultato la bravura del dilettanti italiani. A Usmate, a soli 22 chilometri da Milano, i veneti Modena e Antonio Liliana ed il campione del Lussemburgo Schmittz hanno dato inizio ad una fuga risoluta e a ritmo veloce. Il terzetto si è avvantaggiato continuamente e a Como (km. 62) precedeva il gruppo di due minuti e mezzo. Ma il lussemburghese non ha resistito e ha ceduto in salita. Modena e Uliana hanno proseguito con vivace e regolare andatura, ma al rifornimento di Varese (km. 121) Uliana ha accusato la fatica e ha ceduto. Modena è così rimasto solo al comando ed ha proseguito con decisione, e soltanto a Marchirolo l’inseguimento, che frattanto si era organizzato ed aveva selezionato il gruppo, è stato condotto vittoriosamente a termine. La fuga di Modena da Usmate a Marchirolo è durata per ben 126 chilometri. Nella volata sulla pista del Vigorelll, Zucconelli è stato superato da Guerrini e Monti proprio negli ultimi metri. Ecco l’ordine di arrivo: 1. Guerrini (media km. 38,028); 2. Bruno Monti 3. Zucconelli; 4. Lucien Victor; 5. Grondelalis. (da: La Stampa Sera, 6 ottobre 1952, pag. 4)
su «Stadio» , 8 ottobre 1952
MILANO, 7 – Due sono i temi che abbiamo posto ad Alfredo Binda: le sue considerazione sulla finale del IV Gran Premio Pirelli e le sue previsioni sulla Coppa Bernocchi da cui deriverà la chiusura della partita per il titolo italiano della strada professionisti.
L’«Alfredo nazionale» che come si sa, diresse domenica scorsa la gara della «Pirelli» ha cominciato col dire: – Qualcuno ho visto…
Sarebbe interessante sapere quali sono i ragazzi che lo hanno maggiormente colpito. – II migliore in senso assoluto, secondo me, è stato i campione italiano Zucconelli. […]
Un altro ragazzo che mi è piaciuto, invece, è Modena, il quale particolarmente in salita «va via» che è un piacere. Peccato manchi ancora di mestiere. Se fosse più scaltro non avrebbe infatti sperperato tanta energia in quella lunga fuga iniziale, che tuttavia, se vogliamo, è stata la nota più interessante della corsa.
E la storia del gatto? questa, bisogna dire la verità, Vasco non la ha mai raccontata. La leggiamo per la prima volta tra gli eventi della ”rassegna della domenica sportiva” di Renato Proni, a pagina 5 de Avanti! ed. Piemontese del 7 ottobre 1952:
Non siamo superstiziosi noi, no. Eppure quando Modena, mentre sfrecciava giù per i tornanti nella discesa su Asso assieme al compagno Uliana e tallonato ad un paio di minuti dalle farneticanti ruote del tricolore Zucconelli che guidava il gruppetto degli inseguitori composto da Barro, Vecchi e Coppalli, andò ad investire un gatto nero, facendolo schizzare sul muricciolo a lato, dubitammo delle sue possibilità più di quando egli, lasciato alle spalle Arcore, si era sganciato dal sonnacchioso gruppone e si era gettato inconsciamente in avanti. Mancavano allora duecento chilometri all’arrivo e la sua temerariaretà ci spaventò. Invero il ragazzo si trovò a suo agio sulle salite della Valbruna e la sua maglia biancazzura passò tra i boschi ramati d’autunno come una nota di freschezza e di audacia. Sembrava che la visione sottostante dei capi ciondolanti in un lungo rosario di faticoso pedalare lo spronasse a non mollare. Ma aveva arrotato un gatto nero, quindi doveva perdere. E perse. Dopo centocinquanta chilometri che lo avevano visto dominatore della corsa, Uliana e Schmitz che gli tennero bordone nei primi cinquanta chilometri non lo aiutarono gran che, Gismondi e Nascimbene con Graf e Luratti lo agguantarono sulla salita del Brinzio e per lui fu finita. Arrivò assieme al gruppo che si ricongiunse a Saronno sotto la spinta delle nervose puntate di Bruni e di Zucconelll, e sul traguardo passò come un caneade qualsiasi della corsa. La storia del IV Gran Premio Pirelli è tutta, o quasi, in questo episodio. Anche se la media, oltre i 38, è stata discretamente alta il percorso non ha visto scatenarsi lotte di grandi calibri neppure è vissuta per la intraprendenza di gruppetti di audaci. Chi ci teneva a ben piazzarsi si è mantenuto in contatto con l’avanguardia e quando è stato il momento ha gettato sulla bilancia la maggior riserva di risorse e si è affermato. […] Forse la corsa avrebbe avuto ben altro epilogo se Modena avesse atteso il primo gruppetto di inseguitori e di comune accordo,quando ancora avevano in corpo molte energie, fossero filati al traguardo. Difficilmente sarebbero stati raggiunti se avessero uniti i colpi di pedale.
e ricordiamo anche questa espressione “un carneade”… perchè tornerà sui titoli dei giornali.
21-9 Coppa Vallestrona. Dopo la solita fuga arrivo 10° in volata
E’ così, la ”solita fuga”! Sì, Vasco preferisce la fuga (in avanti) ma spesso la gara si risolve in una volata, di tanti o di pochi corridori, se i fuggitivi vengono raggiunti. E’ il caso anche di questa 18-esima edizione della Gran Coppa Vallestona a Vallemosso, importante corsa ciclistica del Biellese. Valle Mosso, Pettinengo, Biella, Cossato, Valle Mosso, questo il tracciato di 40 km da ripetersi 4 volte. 52 i corridori alla partenza (a causa di una sovrapposizione di date con altra gara piemontese). Ben presto Vasco va in fuga assieme ad altri due corridori. Sul culmine della salita, al terzo giro, transita per primo con 30″ di vantaggio. Ma nell’ultimo giro un secondo gruppetto raggiunge i fuggitivi e l’arrivo se lo giocano in volata 11 corridori. Il dodicesimo giunge con un distacco di 2’50”. Vince la gara Ciabatti Mario del G.S. Pibigas, percorrendo i 144 km del percorso in 3h 59′, alla media di 36.15 km/h. La cronaca su Il Biellese del 23 settembre 1952.
28-9. Sempre in stato di grazia manca poco facessi la mia quinta vittoria di stagione, solo Martinelli fu meglio di me al traguardo dopo 160 Km di fuga (151 corridori)
Sempre una fuga. Lunga. Questa volta Vasco è secondo al traguardo, ma quale sia la gara in questione non è dato saperlo. Di certo si sente in buona forma e questo è positivo. Martinelli: forse Alfredo, della Libertas Brescia.
8-9 Astico-Brenta. Ero incamminato sulla buona via, accompagnato da una forma smagliante, solo la sfortuna mi fermò con tre forature e una caduta, arrivai 5°
Astico-Brenta: la vinse Cleto Maule, 225 km percorsi in 6 ore e 34′, alla media di 34.264 km/h.
14-9 Campionato Nazionale. Dopo essere stato in fuga col gruppetto del primo cedo a pochissimi chilometri dal traguardo (a pari merito) 16°
Annuncio della gara (L’UNITA’, Edizione piemontese, Domenica 14 settembre 1952)
42esimo Campionato Italiano Dilettanti ad Alessandria, organizzato dal locale Circolo Velocipedisti, sul circuito Pietro Bodino: km 32,2 da ripetere 6 volte per un totale di km 197,5. Sono 99 i concorrenti alla partenza, 67 giunti al traguardo in tempo massimo. Vasco, con il dorsale nr. 94, si classifica 16° a pari merito con il grosso del gruppo, a 20″ dal vincitore, Vincenzo Zucconelli, (U. S. Sancarlese), che compie il percorso in 4,57’ 14”, alla media di km. 39.866 orari e vince la maglia iridata. Vasco si è dato molto da fare in questa gara, come riferisce La Stampa del 15 settembre 1952, a pag. 4.
INSEGUIMENTO DI SETTANTA CONTRO QUATTRO
… La fase risolutiva nacque nel quarto giro, quando acciuffati i due fuggitivi, scapparono Bartalin, Ricco, Florean, Aurenghi e Modena, cui si aggiunsero presto Zucconelli, Ciabatti, Pellegrini e Versini. Cedette Aurenghi, le cose presero un andamento strano, gli otto che erano in testa sembravano sempre sul punto di esser ripresi e continuavano a restare bravamente al comando. Neppure un attacco organizzato da Gismondi, Laniera, Fantini, e, addirittura, da Ciancola; neppure la crisi di Florean, Ricco, Versini e Modena, ingoiati dal plotone riuscirono ad annullare del tutto il pur lieve vantaggio dei superstiti. …
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31-8. Non poteva certo mancare tanto tempo ad una nuova smagliante vittoria.
Col parere contrario dei miei dirigenti andai a Milano, ero solo e poco considerato. 70 Km di fuga mi permisero di arrivare applauditissimo al traguardo.
In questo appunto Vasco non ha indicato il nome della gara vinta.
Più volte aveva parlato della sua partecipazione ad un Trofeo, o GP, Yomo nel 1952 con arrivo a Milano. Forse la gara è questa, o forse no. Più che per la gara in sè, Vasco la nominava la storia del trofeo Yomo per ricordare con nostalgia il momento in cui gli scattavano una fotografia sul podio, mentre beveva quella sostanza bianca a lui sconosciuta: il suo primo yogurt! Si rivedeva, con la bottiglietta alzata, come in questa locandina… Acidino, gli era parso.
Acidino come deve essere pian piano diventato il rapporto con la dirigenza Cofler, che certo non ha accolto di buon grado questa determinata cocciutaggine di Vasco nel perseguire i propri obiettivi. Da dire che anche il cav. Tosi del Veloce Club Bolzano gli aveva proprio raccomandato di correre fuori provincia, in gare importanti, con indipendenti e dilettanti… Vasco aveva seguito il consiglio, evidentemente.
Il cav. Ettore Tosi, di Bolzano, presidente nel 1933 dell’allora neo-costituito Veloce Club Bolzano, che lo aveva ammirato nelle gare Bolzano – Sciaves e che tanto lo aveva seguito l’anno precedente, durante il servizio militare, gli scrive così:
BZ, 31/7/52
Caro Modena, ho appreso con soddisfazione della tua bella affermazione al G.P. Alberghi di Pescia e mi auguro che presto ne seguiranno altre. Devi fermamente credere nei tuoi mezzi e saperli sfruttare nel migliore dei modi. Preparati bene per il campionato e per il G.P. Pirelli. Allenati sulla distanza senza trascurare le tue possibilità di scalatore. Se puoi partecipa sempre alle competizioni più importanti che si svolgono in Lombardia, nell’Emilia e in Toscana. Il sacrificio vale il risultato che potrai ottenere, specie per il tuo futuro. Auguri e scrivimi che mi farai piacere, tuo Tosi
3-8. Partecipo alla Bologna San Marino, rompo la forcella e sono costretto a ritirarmi.
10-8. Gran Premio Amaro Alpino a Trento, in due frazioni, arrivo 2° a 17”
17-8. La domenica successiva, in giornata temporalesca, arrivo 6° nel G. P. Fiera di Trento, con una foratura.
Due parole su “Fiera di Trento”, di cui si è già data qualche notizia per l’edizione del 1950.
Nel 1952 la consolidata Fiera Internazionale del Turismo e dello Sport di Trento giunge alla sua quinta edizione e si svolge nel capoluogo dal 9 al 24 agosto. Vi partecipano più di 500 espositori provenienti non solo da tutta Europa, ma anche da Stati Uniti e Giappone. I padiglioni sono ospitati dentro e attorno al moderno edificio scolastico Raffaello Sanzio del 1935, progettato dall’arch. razionalista Adalberto Libera, all’ombra del Castello del Buonconsiglio e affiancato dalla Torre Verde. Nelle circa due settimane a cavallo di ferragosto, alla “Fiera di Trento” sono in esibizione gli ultimi ritrovati per il turismo, quali articoli da campeggio, valigeria, macchine fotografiche, cosmesi ed abbigliamento, nonché attrezzature per tutti gli sport , dal tennis alla vela, ed in modo particolare equipaggiamento per gli sport alpini: sci ed arrampicata. Tra le molte manifestazioni collaterali di tipo culturale e sportivo, si trova anche il Trofeo Fiera di Trento, già vinto da Vasco nel ’50. Nel 1951 egli fu quarto, questa volta conclude al sesto posto. Peccato per il temporale di cui fa menzione Vasco nel suo appunto, peccato per la gara ma anche per questa importante manifestazione.
Un nuovo piazzamento arriva il sabato successivo, nel Trofeo Martiri:
23-8. Continuano i piazzamenti, infatti arrivo 3° nella Trofeo Martiri, in volata.
Il 25-7 partecipo al Giro dei Colli Pistoiesi con scarso successo, mi ritirerò
Il Giro dei Colli pistoiesi è una gara di 210 km per indipendenti a cui possono partecipare anche i dilettanti. Per qualche motivo Vasco si ritira. Due giorni dopo, sempre in zona di Pistoia, ha luogo il IV Gran Premio Alberghi a Pescia. Questa volta vince “da gran signore”, come dice la cronaca.
Deciso a riabilitarmi, dopo aver staccato tutti sulla salita del Vellano, e dopo una foratura e caduta, riesco a riprendere Fagni Nedo a pochi chilometri dal traguardo e staccarlo di 2′
Domina il veneto Modena nel IV Gran Premio Alberghi
ALBERGHI, 28. Modena ha vinto da gran signore la quarta edizione del Gran Premio Alberghi, sbaragliando con relativa facilità i suoi avversari e riuscendo a portare a termine una magnifica impresa iniziata fin dalle prime rampe del Vellano. Il ragazzo di Rovereto Terme, a Pietrabuona, dove la strada inizia a salire, era in compagnia di altri tre corridori. Sulla prima vera rampa, Modena, con uno scatto possente, lasciava tutti gli avversari e si involava verso il traguardo della montagna. Raggiunto e staccato in seguito ad una foratura e successivamente per una caduta da Fagni, Modena perseverava nel suo generoso sforzo reso maggiormente impegnativo dal fatto nuovo venutosi a creare, che lo vedeva adesso trasformato da inseguito a inseguitore. Ciò nonostante Modena non si dava per vinto e alla Colonna (Monsummano Terme) vedeva coronare dal successo il suo inseguimento. Infatti qui raggiungeva e staccava Fagni, ormai stanco, potendo così andare a conquistare ad Alberghi l’alloro di una meritatissima vittoria.
Questa in sintesi la bellissima corsa condotta con un ritmo elevato, che ha visto alla ribalta un bel lotto di dilettanti venuti un po’ da tutte le parti d’Italia. E’ doveroso, prima di iniziare la cronaca della gara, accennare alle prove di Fagni, tradito sul finire dalle sue stesse forze, dello sfortunato Gentilini, di Cianferoni, Pasqualetti, Baroni, Masoni, Mazzei e Buscioni. Un elogio va anche a tutti i componenti del comitato organizzatore oltre che agli ottimi Capozzi per l’UVI e Maltagliati per l’ANUG.
La partenza è data alle ore 14,05 e 41 corridori si gettano velocemente sulle assolate strade della Lucchesia. Non è stato fatto neppure un chilometro che si fermano per forature Baroni e Mazzei. In testa si notano delle irrequietezze e quattro corridori, Pintarelli, Guaini, Marchetti e De Grada prendono il largo seguiti a breve distanza da Di Grazia, Risi, Bendinelli Dante (che poi si ritirerà), Orlandini e Modena.
Il traguardo del primo passaggio da Alberghi è vinto da Marchetti seguito nell’ordine dai tre compagni di fuga. Ad 1′ seguiva l’accennato gruppetto dei cinque con Modena ecc; mentre il grosso sonnecchia a circa 3′. Al secondo passaggio vince invece Pintarelli e ad una macchina segue Marchetti, a venti metri Guaini e De Grada.
II gruppetto di Modena è a 1’40”, il grosso ancora a 3′. Ci si avvia ora verso Le Vigne e sui primi tornanti Orlandini, Bendinelli Dante e Modena raggiungono i quattro e con essi disputano la volata sulla vetta per il Premio della Montagna che vede passare per primo Orlandini quindi Modena, Pintarelli, Bandinelli, De Grada e Guaini. Ad 1′ è Marchetti, a 2′ Matucci.
La discesa su Montecatini Terme provoca inevitabili selezioni e rimontando i corridori troviamo un gruppetto di cinque, comprendente anche Di Grazia e Risi, più avanti un altro gruppetto di ben quattordici unità capeggiato da Baroni teso in un geneneroso inseguimento. Dopo un chilometro raggiungiamo Fagni, Sgrilli, Davizzi e Dalmonte, mentre in testa, con duecento metri di vantaggio, si trovano Pintarelli, Modena, De Grada, Bendinelli, Orlandini e Guaini. Al rifornimento, posto subito dopo Pescia, i due gruppetti si fondono e di buon accord si avviano verso il Vellano, ormai prossimo, che sarà il vero giudice inappellabile della gara.
Come già abbiamo detto Modena scatta e lascia tutti e compie da solo tutta la salita, ma in prossimità di Macchino, Fagni, con un ritorno magnifico, lo raggiunge e lo batte in volata sotto lo striscione valevole per il G. P. della Montagna. A Panicagliora Fagni ha modo di rimanere solo per l’accennata foratura di Modena e a Prunetta Fagni, in piena azione, passa alle ore 17.56 ad 1’30” lo segue Modena, che in curva cade perdendo terreno prezioso, a 4’30” è Gentilini, a 5′ Pasqualetti e Masoni, a 5’30” Buscioni, a 6’De Grada, Baroni, Mazzei e Bendinelli Leo, a 7′ Pintarelli, Cianferoni e Ulivieri. La tortuosa discesa delle Piastre è fatta a vertiginosa velocità e Orlandini si vede fermato da una foratura, quando si trovava in terza posizione. Avanti intanto Modena sta costruendo il suo secondo capolavoro della giornata e con una azione potente, ad un’andatura aggirantesi sui 42-45 orari, piomba su Fagni, che non gli resiste neppure un metro, e si invola verso la vittoria.
RENZO MONGINI
Ecco l’ordine di arrivo: 1.o MODENA VASCO, G. S. Cofler di Rovereto Terme, che copre il percorso di Km. 175 in ore 5 alla media di chilometri 33. 2.o Fagni (S. C. Cerreto Guidi) a 2′. 3.o Pintarelli (G. S. Cofler Rovereto T.) a 5’10’. 4.o Masoni (Pontedera); 5.o Baroni (Oltrarno Firenze) a 6’45”; 6.o Bandinelli Leo (Pontedera) a 7′; 7.o Buscioni (Aurora Firenze) a 10′; 8.o Mazzei (id.) a 10’15”; 9.o Gentilini (Oltrarno Firenze) a 12’30”; 10.o Cianferoni (id.) a 12’40”. II gruppo che è arrivato con 16′ di ritardo è stato regolato in volata da Marucci.
D’ora in avanti un altro impulso regola le mie azioni. A Vicenza il 29-6 arrivo 2° in volata a Padova sono buon 3° in circuito battendo Leandro Faggin specialista dello sprint.
Dopo la vittoria all’eliminatoria del G.P. Pirelli, Vasco riacquista fiducia e, anche se subito non arriva un primo posto, affronta le gare con un rinnovato spirito.
Gare fuori regione, in Veneto ma anche sull’Appennino Tosco-Emiliano, gli permettono di confrontarsi con i migliori dell’epoca, molti dei quali saranno campioni negli anni successivi. Leandro Faggin , agli esordi, classe 1933, specialista nell’inseguimento, che sarà quattro volte campione del mondo, e vincitore di due medaglie olimpiche, solo per farla breve.
Il 13-7 a Padova arrivo 30° e coll’immancabile foratura, 5° a Porretta dopo un inseguimento di oltre 120 Km da solo (20-7) (presenti Filippi, Gismondi, Landi, Favero)
Riccardo Filippi, del 1931, che l’anno successivo sarà campione del mondo dei dilettanti. Michele Gismondi, pure lui del ’31, che in questo stesso anno passa ai professionisti. Bruno Landi, del 1928, che passa ai pro nell’anno successivo, nel ’53. E Vito Favero, del 1932, secondo al Tour de France del 1958.