1949 07 31 Coppa Zadra / Azione da gregario

In una combattuta Coppa Zadra nel Giro del Brenta, il 31-7 arrivai 3°, appiedato ben tre volte

Il bel “giro del Brenta”, con magnifici panorami, per una “gita” di ben 165 chilometri: da Cles a Malè, in val di Sole, poi a Pinzolo, in val Rendena, attraverso Passo Campo Carlo Magno, avanti fino a Tione e giù verso le Sarche, e a Trento per poi risalire a Mezzolombardo e ritornare a Cles passando da Denno e Tuenno.

Una gara, questa, in cui Vasco si spreme fino alla fine in un forsennato inseguimento, assieme al compagno di squadra Livio D’Andrea. Sarà quest’ultimo infine a vincere la competizione superando il Parisi in fuga, che i due della Cofler, assieme, avevano riacciuffato. Anche questa volta le forature non si contano, ma si può ben dire che la vittoria di squadra della Coppa sia stata meritata. E’ stata forse una anticipazione del tempo da gregario di Vasco.


Una partecipazione di concorrenti più abbondante del previsto, la qualità di molti dei presenti e l’estrema combattività, che ha caratterizzato la corsa, svolta si in una splendente giornata di sole, hanno decretato il più pieno successo a questa edizione del “ giro del Brenta” per la disputa della Coppa Giuseppe Zadra.
le frasi che hanno caratterizzata questa gara sono state tutte, dalla prima all’ultima, vivificate da un interesse accentuato: e, Appunto perché dalla partenza all’arrivo non vi è mai stata una pausa di calma, ci è consentito affermare, come da molto non abbiamo assistito ad una gara così strenuamente combattuta, anzi, così sentita, come era nell’aspettativa dei bravi dirigenti della Unione Sportiva Anaune, che si sono fatti in quattro per onorare degnamente la memoria del loro dirigente scomparso: Giuseppe Zadra.
Giuseppe Zadra! Un entusiasta, che per i colori della sua società tutto dava di sé, e nulla pretendeva, se non la valorizzazione dello sport in genere, e, ciclistico in particolare.
Questo “giro del Brenta” fu una sua creatura. Non ebbe la fortuna di attuarlo, lui vivo, perché chiamato anzitempo nelle zone dei grandi silenzi. Ora però, anche questo giro è attuato, e di “Lui” il vincitore avrà la “coppa” intitolata al suo nome. E’ solo un nome, ma quale rimpianto per la sua memoria, quanta amarezza non averlo fra di loro, per i bravi dirigenti anauniensi!

La gara – Prima della partenza tutti i concorrenti sono stati radunati nella sala cinema teatro di Cles, ove il presidente dell’Unione Sportiva Anaune ha rivolto loro brevi parole di saluto e di ringraziamento per la larga partecipazione, commemorando lo scomparso Giuseppe Zadra al cui nome la gara era intitolata.
Il via è stato dato dal fratello dello scomparso alle ore 10:10 e immediatamente il plotone ha iniziato la sua marcia, compatto fino a 2 km dalla partenza. a questo punto i due bolzanini di Segato e Pozza partono a pieni pedali arrivando a Malè dove vincono il premio di traguardo con un vantaggio di 2’3”.
I due insistono nella fuga, attaccano le rampe della salita che porta a Campo Carlo Magno, ma improvvisamente Pozza, non riuscendo di tenere la ruota del compagno cede ed in breve viene raggiunto dal gruppo che insegue a forte andatura. Il solo Segato insiste, ma anch’egli a pochi chilometri dal traguardo del Gran Premio della montagna, viene riassorbito dal grosso che, guidato da Vasco Modena e Rino Parisi, rinviene potente.
Il plotone continua la sua marcia sgranandosi continuamente sinché a Campo Carlo Magno, Vasco Modena, lottando spalla a spalla con il suo diretto rivale Rino Parisi, riesce ad aggiudicarsi il premio della montagna per una gomma. E’ in questo momento che inizia la solitaria avventura dell’atleta dell’Aurora di Trento, Rino Parisi, il quale approfittando di due forature di Modena, si butta a grande velocità nella discesa che porta a Pinzolo e, dopo il falsopiano, raggiunge Tione con circa 10’ di vantaggio su Vasco Modena che insegue. La fuga continua.
Raggiungiamo l’atleta Trentino e lo procediamo alla stretta dei due ponti di Santa Massenza per controllare il distacco.

Rino Parisi transita alle ore 13:15 lanciato a grande velocità, forse già sicuro di concludere in bellezza la sua fuga, così, come da qualche tempo è nelle sue abitudini. Ma poco dopo passa Vasco Modena: il vantaggio del fuggitivo è ora di soli 6’. Riuscirà Parisi a mantenere il distacco?
Nell’ordine passano quindi Tamanini e D’Andrea a 6’30” i quali, Specialmente il primo, stanno conducendo una gara superba e sono in condizioni smaglianti di forma. Comprendiamo subito che se D’Andrea e Modena marceranno di conserva, ben poche speranze di vittoria rimarranno a Parisi. I fatti ci daranno ragione. Transita poi Segato a 9 primi ( ben tre forature lo hanno attardato); Caliari a 10’30” seguiti da altri corridori, fra cui riconosciamo Pozza, Fiorentini, Rizzoli e numerosi altri.
Rino Parisi intanto continua nella sua fuga e transita al traguardo a premio di Trento con 7’ avvantaggiandosi di uno su Modena e D’Andrea mentre Tamanini transita a 8 minuti.
Sulle rette che conducono a Mezzolombardo, D’Andrea e Modena in tandem, inseguono furiosamente due punti minuto su minuto il vantaggio del fuggitivo Parisi viene annullato. L’atleta dell’Aurora di Trento risente in maniera evidente della stanchezza, crampi allo stomaco lo fanno rallentare ancora di più, conseguenza questa del mancato rifornimento del cestino viveri, rimasto sulla motocicletta in panne della sua società.
Dopo Mezzolombardo i concorrenti, arrivati al ponte della Rocchetta girano a sinistra imboccando le strade della sponda destra del Noce che conducono attraverso Denno, a Flavon e Tuenno, al traguardo finale di Cles.
A Denno dove Parisi transita con solo 1’ di vantaggio dal “tandem roveretano”, lo passiamo e ci portiamo a Flavon per controllare il distacco effettivo. A Flavon passa con soli 30” di distacco sul Livio D’Andrea e con 3’30” su Modena, il quale ha dovuto cedere anche di fronte al compagno di squadra.
Poco prima di Tuenno Parisi viene raggiunto dal biondo Roveretano ed assieme marciano a forte andatura dando evidenti segni di volersi staccare uno dall’altro. I due infilano ora l’ultima salita, quella che porta nel centro del paese. E’ primo il roveretano che con un allungo scatta, pianta in asso il suo rivale il quale non ha saputo reagire e arriva solo a Cles con 1’30” di vantaggio. Il suo arrivo viene sottolineato da forti applausi del numeroso pubblico accorso sul viale dell’arrivo. Anche l’arrivo di Parisi è molto applaudito. Con 4’30” arriva poi Vasco Modena ed a 15’ i tre: Segato, Caliari e Tamanini.

Ecco l’ordine di arrivo 1) D’Andrea Livio, della Cofler di Rovereto, che compie il percorso di km 165 in ore 5.12’ ; 2) Parisi Rino, Aurora Trento a 1’30”; 3) Modena Vasco, Cofler Rovereto, a 4’30”; 4) Segato Tranquillo, Alto Atesina, Bolzano, a 15’; 6) Caliari Claudio, Veloce Club Trentino; 6) Tamanini Mario, Forti e veloci, Trento; 7) Pozza Mario, Alto Atesina, Bolzano; 8) Trevisan Ignazio, S.C.. Montorio; 9) Dalfarra Mario, Merano; 10) Rizzolo Mario, Velo Sport Mezzocorona. Seguono altri 7 in tempo massimo.
La coppa Giuseppe Zadra è stata aggiudicata alla Cofler di Rovereto, per merito di D’Andrea e Modena.

Carlo Fondriest

1949 07 03 Schio Pasubio / Vittorie in pausa

Il 28 giugno la prima doccia fredda. Organizzata dalla mia società, la coppa Martiri, vi presi parte come l’uomo da battere. La stanchezza ed in più una caduta mi costrinsero al ritiro. Per me questa è la più amara delle sconfitte, tanto più che vinse quel Parisi che in poco tempo doveva diventare il vessillo del ciclismo tridentino non solo, ma una speranza nazionale. Fui ferito seriamente nel mio orgoglio e forse per questo una serie di mediocri risultati: il 19-6- 12° nella Coppa Nuvoloni a Verona. Il 29-6- 9° nel circuito di Bolzano.

Il 3-7, 3° nella Schio Pasubio vinta da Parisi.

Dopo il brillante inizio di stagione e gli allori segue un breve periodo di abbattimento per Vasco. Il “rivale” Rino Parisi accresce la passione agonistica nella gente trentina e la sfida si fa dura. Infatti nella citata coppa Martiri (o più probabilmente Trofeo Filzi e Chiesa), su un percorso sviluppato lungo il Pian delle Fugazze e l’Altopiano di Asiago Rino Parisi giunge al traguardo di Trento con più di 13 minuti di vantaggio sul secondo. Aveva di che demoralizzarsi, il povero Vasco, oltretutto in una gara organizzata dalla sua società sportiva e davanti ai tifosi roveretani. Vasco vede proprio in quella gara, da cui si è dovuto ritirare, l’inizio della rivalità tra i due atleti. Il nome di Parisi compare sempre più frequentemente nei titoli delle cronache sportive e si contribuirà a consolidare il dualismo e la contrapposizione tra Trento e Rovereto, esistente da quando quest’ultima venne sottratta al controllo arcivescovile dalla potente Repubblica di Venezia: ma si parla del 1400.

Nuova impresa del trentino Rino Parisi
vittorioso della classica Schio – Pasubio

L’aquilotto del U.S. Aurora domina su 137 concorrenti – Modena al quarto e D’Andrea al settimo posto

Sul affollatissimo campo dei concorrenti che mai come quest’anno ha dato tono alla classica corsa in salita Schio Ossario del Pasubio, è emerso domenica scorsa come un gigante il ricciuto Rino Parisi.
La nuova vittoria dell’atleta Trentino è stata ottenuta in maniera netta, inequivocabile, col tono maggiore della superiorità, ed ha la sigla solita che ormai il brillante e generoso alfiere della Aurora di Trento mette in calce alle sue imprese: quella dell’audacia combattiva.

PARISI: UN CAMOSCIO – La corsa Schio Pasubio, come è noto, risale ad antiche tradizioni, ed è la principale pietra di paragone per i camosci del Veneto. Orbene, l’essersi imposto nettamente e chiaramente in simile corsa, attesissima negli ambienti dilettantistici delle Venezie, sullo stuolo dei partenti, è massimo titolo d’onore per Parisi che in tal modo dice autorevolmente di voler rimanere affacciato alla ribalta regionale ed extraregionale con saldi titoli, con saldissimi garretti, con la propria ruota animata dalle virtù dello scalatore. Il ciclismo Trentino era presente anche con altri baldi atleti: Modena e D’Andrea della Cofler di Rovereto ed ambedue hanno detto che il valore dei pedalatori della Venezia Tridentina sta per raggiungere una maturità che fa presagire sempre più brillanti affermazioni. Intanto i dirigenti delle due Società che valorosamente militano nella larga schiera del Centro Sportivo Italiano, la U.S. Aurora di Trento e il G.S. Cofler di Rovereto, possono andare più che fieri delle prove dei propri atleti in campo dilettantistico.

Veniamo alla cronaca della gara. Alle 9 viene dato il ”via” ai 137 corridori che rapidamente si involano da Schio. vi sono gli audaci che imprimono subito alla gara un ritmo sostenuto, quasi noncuranti delle difficoltà che più oltre li attendono. Dai 294 metri di Schio si dovrà salire all’Ossario del Pasubio superando un dislivello di circa 1700 metri e tutto ciò nel breve tratto di 20 km, quali, però, i primi 9 in lentissima ascesa in modo che la salita è tutta racchiusa e condensata in poco più di 10 km. Tessari, Brumani (il campione Veneto della salita), Zanconato, Modena, Stella, assumono il comando iniziale, mentre Parisi – che ha ordini di scuderia da rispettare – si limita a controllarli.

LA SUPERBA AFFERMAZIONE – La salita, pur essendo nel primo tratto abbastanza lenta, è affrontata a forte andatura il che la rende difficoltosa. Il gruppo si assottiglia e si frantuma in gruppetti, in corridori isolati e nelle retrovie è un affannoso rincorrersi tra la polvere e le macchine del seguito; vi sono già delle crisi, già dei ritiri.
Parisi è nelle primissime posizioni, ora, sempre guardingo, ma per poco, ché al settimo chilometro scatta prendendo un vantaggio che Brumani cerca contendergli e si sforza di non rendere incolmabile. Ma il Trentino sale con facilità ed estrema decisione per i tornanti ormai più aspri è sempre più a parete. Brumani lo tiene d’occhio, ma al Ponte Verde non ce la fa più e cede di schianto.
Vivace e incerta la lotta per le piazze d’onore. Notiamo Modena e Sella venir su con volontà rabbiosa, mentre dalle posizioni retrostanti D’Andrea si batte come un leoncello superando avversari su avversari. Tessari, invece, forse in non buona giornata non tiene l’andatura e finirà perso oltre il decimo posto.
L’aquilotto Trentino affronta tutto solo le ultime rampe affollatissime di spettatori (v’è un raduno al Pasubio) con andatura sorprendente e fresca pedalata. Il suo vantaggio è ormai incolmabile e infatti taglia il traguardo accolto con entusiastici applausi dalla folla nereggiante nei pressi dell’Ossario del Pasubio.
E’ seguito a circa 2 minuti da Brumani che nonostante una passeggera crisi (la tirata di collo di Parisi l’ha messo in difficoltà) è riuscito a sventare l’attacco portatogli da Sella classificatosi terzo precedendo di pochi secondi il brillante Modena che ha compiuto una bellissima corsa. Molto più staccati gli altri.

Ecco la classifica: 1) RINO PARISI (U.S. Aurora – Trento) che compie i 21 chilometri del percorso in 56’9”: 2) Brumani (Marzotto, Valdagno) a 1’59”; 3) Sella (Veloce Club Schio) a 2’31”; 4) Modena (G.S. Colfer, Rovereto) a 2’58”; 5) Zanconato (V.C. Schio) a 4’20”; 6) Pozzato (U.S. Sandrigo) a 5’21”; 7) D’Andrea (G.S. Cofler, Rovereto) a 5’37”; 8) Doncato (V.C. Vicenza, a 5’44”; 9) Fornasa (Marzotto, Valdagno) a 6’5”; 19) Piazzon id. id. A 6’ 15”; 11) Martelletto; 12) Tessadri; 13) Baggio; 14) Tognon; 15) Del Bello; seguono altri.

Ottima l’organizzazione del Veloce Club Schio cui peraltro si può fare addebito di una pecca: quella del cronometraggio che poteva essere evitata. La mancanza di sicurezza dei tempi impiegati, soprattutto del primo (si va dal 56’ 9” ai 58’ 9”) poteva essere benissimo evitata, anzi si doveva evitare poiché vi era un primato in ballo, quello risalente al 1935 da Costantini con 58’ netti.

CALDIARI