1956 11 04 Trofeo Baracchi / Fine stagione a coppie

feci due o tre rinnovi e guadagnai ancora qualche cosa

Dopo la Bernocchi ci sono alcune altre gare per Vasco, ma non il Circuito degli Assi di Lavis… che, come abbiamo visto, avrebbe dovuto ben presto metterlo nuovamente a confronto con Fausto Coppi. Ma i suoi stessi dirigenti non glielo consentono. E pur avendo ricevuto una offerta di ingaggio per il G.P. Campari a cronometro sul circuito di Lugano al 14 ottobre (che da sola gli avrebbe fruttato 350.000 lire), Vasco nuovamente non ha il benestare dei suoi dirigenti: la ”rivincita a cronometro” in una gara in cui Coppi sia presente non s’ha da fare.


… gli italiani presenti al Gran Premio Campari saranno, con Pasqualino, ben quattro.

* * *

Gli organizzatori del G.P. Campari si erano messi in contatto, appena dopo la vittoria di Legnano, con Vasco Modena. Il corridore trentino aveva accettato. Ma poi sarebbero intervenuti i dirigenti della sua casa a dire un categorico no.

Quel giorno, anziché al Campari, Vasco partecipa alla terza edizione del Circuito di Cologno Monzese, denominata Gran Criterium Latteor, che quell’anno si corre in edizione ”dietro motori”. Il suo nome appare anche nella locandina dell’evento. La moto è pilotata da Bruno Pellizzari, ma concludono senza peraltro superare lo sbarramento della batteria.

Locandina dell’evento del Circuito dietro motori di Cologno Monzese (ripresa dalla sezione storica della biblioteca di Cologno)

Il 21 ottobre partecipa al Giro di Lombardia, dove arriva al cinquantesimo posto sui 130 partiti, a 11′ dal vincitore. Il 1. di novembre è al Criterium degli Assi di Rovereto, la sua Rovereto, articolato su un percorso da ripetere sessanta volte per un totale di 100 km, dove si posiziona 13° nella volata vinta da Cleto Maule. Ed infine l’ultimo prestigioso appuntamento di stagione, il Trofeo Baracchi al 4 novembre; è anche l’ultima annotazione che si trova sul quadernetto di Vasco:

terminai col trofeo Baracchi con Fornara ed arrivammo sesti (lire 1.200.000).

Sono dieci le coppie di professionisti invitate a partecipare al Trofeo Baracchi a cronometro con partenza da Bergamo e arrivo al Vigorelli di Milano, alla presenza di 8000 persone. La coppia Fornara – Modena si posiziona al sesto posto. L’ultimo dato trascritto sul quaderno è una cifra, ed è relativa al compenso ottenuto. Un bel gruzzoletto che assieme alle 500.000 lire della Bernocchi finalmente permettono di completare l’arredamento di casa: dopo tanta attesa il matrimonio con Luisa si farà al più presto (dirigenti permettendo…). Va infatti tenuto presente che il mensile di Vasco nel 1956 si aggira sulle 20.000 lire, quindi questi premi hanno fatto la differenza. L’ingaggio per l’anno successivo, a seguito delle prestazioni ottenute, sarà aumentato.


Fornara- Modena: sesti (click per vedere il ritaglio di giornale).
– L’archivio Luce mette a disposizione un breve video della gara.
Vasco corre il Baracchi del 4 novembre 1956 con il numero 14


Nel Baracchi partono così

Modena – Fornara una coppia che… può far pensare anche gli specialisti del cronometro. 12.15′ : BOUVET – DUPONT
12.18′ : ALBANI – PIAZZA
12.21′ : BONI- CARLESI
12.24′ : FAVERO – ULIANA
12.27′ : MAGNI – BAFFI
12.30′ : DE BRUYNE – DE GASPERI
12.33′ : FORNARA – MODENA
12.36′ : COPPI – FILIPPI
12.39′ : MAULE – MOSER
12.42′ : GRAF – DARRIGADE

PERCORSO: Bergamo (viale Giulio Cesare). Ponte San Pietro, Calolziocorte, Lecco, Olginate, Merate, Arcore, Villasanta, Parco di Monza, Biassono, Macherio, Carate, Seregno, Desio, Nova, Cusano, Bresso, Niguarda, Milano (Velodromo Vigorelli) km 108.

PARTENZA: la prima coppia lascerà Bergamo alle ore 12.15, seguita dalle altre formazioni ad intervalli di 3′.

ARRIVO: al Velodromo Vigorelli dalle 14.30 alle 15.20.

PROVA SUPPLEMENTARE : a partire dalle 15.45, le prime otto coppie classificate su strada si batteranno in due gare valevoli per la classifica generale del Trofeo Baracchi.

7 novembre 1956

1956 10 11 Sport Illustrato / Bistecche e pedali

Esce su Sport Illustrato, il supplemento settimanale alla Gazzata dello Sport, un buffo articolo che vale la pena riportare per esteso. E’ curioso già dal titolo e leggerlo permette di rilassarsi un po’.

La guerra nel trentino a suon di… bistecche
combattono Modena e Moser

Sport Illustrato, 11 ottobre 1956

Nel Trentino sono risorti due partiti: quello di Mosèr e quello di Modena. Dopo che questi, a causa di una caduta, era costretto a sospendere l’attività, i suoi sostenitori, con l’ascesa del «bocia», si tirarono in disparte; e i paladini di Mosèr imperarono.
La vittoria conseguita a Legnano su Coppi dal Vasco del Mori di Rovereto, ha ora capovolto la situazione. A soffiar nelle trombe dell’entusiasmo i supporters di Modena non ci hanno pensato un istante. E ora, con i risultati del 1956 alla mano, essi si fanno forti e dicono: «Modena si è aggiudicato una classica; e in quale modo! Mosèr, invece, continua ad essere… una promessa».
La storia di Vasco Modena è lunga. Seguiteci. Egli, come già i nostri lettori sanno, ha ventisette anni. Non si può dire che la sorte l’abbia assecondato. Due anni fa, dopo aver vinto in modo stupendo l’eliminatoria trentina del Gran Premio Pirelli, Binda disse di lui: «E’ un Coppi in miniatura, poiché è scalatore e passista». E i giornali incominciarono ad occuparsi molto seriamente di lui; poi di Modena, improvvisamente, non si sentì più parlare. Si seppe soltanto che in seguito ad una caduta, di cui rimase vittima in una competizione che si stava svolgendo a Trento e nella quale si trovava ormai a portata di mano, Vasco Modena si era fratturato la clavicola destra [sinistra…]. Nessuno però precisò che nell’incidente Modena aveva portato ferite tali che guarirono solo dopo settimane di cure pazientissime. E i tendini offesi gli vietavano altresì di muovere il braccio. Breve: nessuno pensò più a lui, come corridore.
A Trento, intanto, era venuto alla ribalta il «montanaro di Palù di Giovo». E tale fu l’impressione destata da Mosèr, che le vittorie riportate da Vasco Modena con un quarto d’ora di vantaggio vennero presto dimenticate.

Mosèr venne ospitato in un ristorante di Trento poiché, dissero i suoi mentori, aveva bisogno di bistecche. E quando il proprietario di questo ristorante lasciò il locale ad un altro, sorse il problema a tre corna: «Mosèr – bistecche giganti – nuovo proprietario». Ma anche il nuovo principale del ristorante si dichiarò ben lieto di poter contribuire… all’ascesa dell’Aldo di Palù. E tutto andò avanti per il meglio.
Un bel giorno si seppe che Vasco Modena aveva ripreso a gareggiare ed ara deciso a compiere il «salto», di passare cioè dai dilettanti ai professionisti. E cosa si viene a scoprire? Che Modena era stato invitato dal proprietario del ristorante che per primo aveva offerto el bistecche a Mosèr, a mangiare certi filetti di bue che avrebbero fatto impallidire lo stesso Mosèr, già attore di primo piano in due Giri d’Italia.
Qualcuno sorrise, come sempre capita in casi come questi. Ma lui, Modena, tirò avanti con la sua passionaccia: e macinò chilometri e filetti. Trovò accoglienza alla Bif, la fabbrica cremonese di dadi che si era abbinata in primavera all’Arbos, e riuscì ad avere un piccolo mensile (ventimila lire: non molte, certo, ma per incominciare a Modena bastavano).
Alla Milano-Vignola il Vasco di Rovereto si piazzò al terzo posto e a Trento i suoi sostenitori ripresero al alzare la voce. E dopo il Gran Premio Industria e Commercio, quarta prova di campionato italiano assoluto, quando venne ufficialmente comunicato che Modena si era qualificato per la Coppa Bernocchi a cronometro, «ultima» della disputa tricolore, e Mosèr no, a Trento ripresero a divampare le discussioni.
La «bomba» di Legnano scatenò poi i seguaci di Modena. Ad aumentare il tono delle discussioni contribuì anche un altro fatto: Broccardo, che prima era con i suoi suggerimenti al seguito di Mosèr, era passato da tempo al servizio di Modena. Motivi, insomma, che alimentarono una polemica destinata ad ingigantire fino al Giro di Lombardia, quando cioè Modena e Mosèr si troveranno lassù, sul Ghisallo. E lassù, sul colle famoso, si daranno appuntamento i sostenitori che partiranno da Trento in pullman.
Intanto, sul Circuito di Lavis, sulle strade di entrambi… la vittoria è toccata a Monti che, fuggito con Maule, Carlesi, Coppi, Fornara ed Albani (finiti nell’ordine) li ha messi momentaneamente d’accordo. Il seguito al Giro di Lombardia.  [per inciso: Modena non ha avuto il via libera a partecipare al circuito degli Assi]
R. N
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1956 10 03 Coppa Bernocchi / Conseguenze

Quanto scalpore questa vittoria di Vasco alla Coppa Bernocchi! Pubblicità sui giornali sportivi, la cartolina che autografata può distribuire ad amici e tifosi, l’ingaggio al Baracchi. Perfino una prestigiosa medaglia. Ci sarà anche qualche lato negativo, come il veto di partecipare a gare a cronometro in cui sia presente anche Coppi. Di questa straordinaria vittoria si parlerà anche a distanza di tempo: nel 1985, ad esempio, a quasi 30 anni di distanza, quella di Vasco viene citata come esempio di scalpore in riferimento alla vittoria del belga Vanderaerden su Hinault in una cronometro:

Nella storia del ciclismo esistono esempi clamorosi. Ne citiamo uno soltanto: la sconfitta del grande Fausto Coppi ad opera del semisconosciuto Vasco Modena. [La Stampa 12/07/1985 – numero 148 pagina 24]



pubblicità apparse su Ruote il 1. ottobre 1956
Scattata in uno dei primi momenti della gara, come si intuisce dalla beata tranquillità dei dirigenti sulla macchina, la fotografia diventa cartolina che Vasco può autografare e distribuire ai propri ammiratori. Al dito porta l’anello di fidanzamento.
Fotografia (forse inedita) che, dalla postura di Vasco e dei dirigenti sull’auto al seguito, fa intuire essere uno degli ultimi passaggi sotto traguardo della Coppa Bernocchi 1956

Arriva anche un interessante riconoscimento: una medaglia prodotta della gioielleria romana Cravanzola Succ. E. Gardino, dono niente meno che da parte dell’allora Ministro delle Finanze, onorevole Giulio Andreotti! Come i fiori ricevuti dopo essere stati abbandonati da altre mani sul palco della Bernocchi, perfino la medaglia ha il suo rovescio, anzi, in questo caso, il suo diritto: se il retro reca giustamente la dicitura “38A Coppa Bernocchi Legnano”, il fronte riporta la regione Lazio, che poco ricorda la gara ciclistica nella lombarda Legnano.

Il 7 ottobre si attende con trepidazione lo svolgimento del Circuito degli Assi a Lavis, nei pressi di Trento, gara di 100 km in cui Coppi e Modena si verrebbero a trovare nuovamente a confronto, con il vantaggio per Modena di correre ”in casa”. I giornali ne accennano all’annuncio della gara:



Vasco Modena, l’uomo del momento, concederà domenica la rivincita ai battuti di Legnano sul circuito di Lavis, un circuito di 100 chilometri comprendente una non facile salita che i concorrenti dovranno superare venticinque volte. Coppi, il neo-campione italiano Giorgio Albani, Maule, Moser, Fornara ed altri tenteranno di contrastargli il passo.

Corriere dell’Informazione, mercoledì 3 ottobre 1956

Domani a Lavis, nel Trentino, si svolgerà una gara internazionale, un circuito, con la presenza di un folto gruppo di professionisti italiani e di Hugo Koblet. Tra gli italiani oltre a Moser, vincitore della edizione dello scorso anno e di Modena, vincitore della “Bernocchi”, saranno in gara Coppi, Albani, Maule… [La Provincia di Cremona, 6 ottobre 1956]

Coppi – Modena – Moser in corsa a Lavis. Vasco Modena, il vincitore della Coppa Bernocchi a cronometro, gareggia domani al cospetto dei tifosi della sua zona. Sul difficile circuito di Lavis, nei pressi di Trento, il giovane del momento dovrà vedersela con Coppi, il tricolore Albani, Maule, Moser, Pintarelli, Monti, Nencini, Minardi, Fornara. Per Vasco Modena non saranno rose e fiori domani. Coppi ha detto che «vuole vederlo bene in faccia». Moser ha aggiunto che in casa sua vuol vincere ancora, come l’anno scorso. Tuttavia il trentino rivelazione Vasco Modena, ha promesso di riconfermare la sua bellissima recente prestazione. [Corriere d’Informazione, 6 ottobre 1956]

Coppi, evidentemente seccato per la bruciante sconfitta di domenica, desidera «vedere bene in faccia» il suo vincitore. Lotta all’ultimo sangue, dunque, fra il vecchio e i giovani. Eterno conflitto di generazioni che ogni volta si ripropone con immutato interesse [L’Avanti, 7 ottobre 1956].

Ma per i tifosi l’attesa del confronto sarà vana: all’ultimo Vasco non riceve il benestare alla partecipazione da parte dei suoi dirigenti. Perché? Perché se anche la possibilità è piccola ma tu vinci, ti devono pagare, e tanto! gli spiega l’amico e allenatore di un tempo, l’ex corridore professionista Giannino Piccolroaz.

Quella Bernocchi poteva essere il mio trampolino di lancio … invece è stata la mia fine

commenterà un giorno Vasco con amarezza ma senza nessun astio. Il 30 settembre rimarrà una data da ricordare nell’intimo della famiglia Modena con qualche semplice gesto.


Non fa notizia come una vittoria, ma un’altra conseguenza della conquista del primo posto è che nel Campionato Italiano Vasco si classifica quarto. Non male!

Istruzione – ora torna in cima alla pagina e clicca a sinistra su “Precedente” o destra su “Successiva” per muoverti in ordine cronologico nella storia di Vasco Modena, altrimenti usa il menù con gli anni, in alto.

1956 10 02 Coppa Bernocchi / Festeggiamenti trentini

La notte stessa dopo la gara Vasco è accolto con grandi gioia in terra trentina. Si ferma a Riva sul Garda dove è invitato per un brindisi di festeggiamento, poi concede un’intervista ai giornali locali. Va osservato, in questa intervista, come la gara successiva in programma sia il Circuito degli Assi, proprio in Trentino: ”Domenica disputerò, con tutta la squadra della Arbos-Bif, il Circuito degli Assi di Lavis”, ma qualcosa cambierà nel programma dei dirigenti. Perché? Un’ipotesi nella prossima pagina.

dopo la stupenda affermazione

Vasco Modena reduce da Legnano
festeggiato dagli sportivi a Riva

Riva, 1 – Nella tarda serata di domenica è stato ospite per una ventina di minuti della nostra città il corridore Vasco Modena da Mori, reduce dalla stupenda affermazione riportata a Legnano nella coppa Bernocchi valevole quale prova finale per il titolo italiano professionisti su strada. Modena che con un finale bruciante ha fatto crollare anche Fausto Coppi all’ultimo giro tagliando per primo il traguardo con una media oraria di ben 42.967 chilometri su una distanza di 108 km.
Vasco Modena, che si è così portato alla ribalta del ciclismo europeo, è sceso preso il bar ”Italia” riconosciuto e festeggiatissimo dagli sportivi rivani con i quali ha parlato della sua meravigliosa impresa.
Vasco Modena ha visto una Bernocchi da record o quasi. Questo ormai tutti lo sanno. Il terzo della triade professionistica trentina – Moser, Modena, Pintarelli – ce l’ha fatta in maniera sorprendente contro il cronometro, contro Coppi, contro l’esperienza, la forza, la classe di un manipolo di celebrità del pedale.
L’iscrizione di Modena alla Bernocchi, una corsa che quest’anno era una polemica per i precedenti che tutti sappiamo, era passata quasi inosservata. Un atleta in buona posizione di classifica passa in secondo piano se si chiama soltanto Vasco Modena, anche se il suo nome era fra i primi tre della recente Milano-Vignola, anche se era stato per tante e tante volte in passato il primo, primissimo nelle classifiche per dilettanti. Per farsi notare alle punzonature occorre che il proprio nome sia apparso qualche volta nei titoli su tutta la pagina dei giornali sportivi: quello di Modena non lo era.

E così è venuta la sorpresa: Modena vincitore a Legnano; centomila persone ammutolite dallo stupore dopo essersi bruciate le mani per Coppi, dato ormai per sicuro trionfatore: media sensazionale: quasi 43!

Occorre dire che fra noi la sorpresa è stata minore, anche se maggiore è stata la soddisfazione?
Bisogna conoscere Modena per non stupirsi ad imprese del genere; bisogna non ricordare che il roveretano è stato il primo fra tutti nella categoria dei ”puri”; bisogna non rammentare certe imprese, certi duelli sulle strade con Parisi prima, con Pintarelli poi, con Moser infine. Ma Modena era sempre stato il più sfortunato di tutti: mentre Moser, mentre Pintarelli salivano i gradini del piedistallo verso il professionismo, lui se ne stava mezzo ingessato, con le ossa e il morale rotti. Solo lui sa quanta sofferenza costi starsene inattivo a leggere i nomi degli altri sui giornali, mentre in giro s’organizzano gare su gare, corse su corse, dove in condizioni normali avrebbe potuto dire la sua. Chi sa quanto egli ha sofferto, oggi può dirgli sinceramente: bravo!
E può dirlo e ricordarlo anche a quegli illustri resocontisti che sanno tutto sui campionissimi e sulle celebrità e dimostrano una spaventosa ignoranza su ciò che hanno fatto tanti altri atleti; per i quali fare il ‘pezzo’ su Coppi è una cosa da ridere perché con quattro turibolate hanno accontentato tutti, mentre farlo su Modena diventa un problema che neppure i loro cervelli professorali sa risolvere. A tutti costoro consigliamo di tener presente il nome di Vasco Modena: potrebbe ridarsi il caso di Legnano, della “Bernocchi”, dei quarantatrè di media e di altre sensazionali vittorie.

Nella foto: Vasco Modena attorniato da un gruppo di sportivi cittadini [fare click sull’icona per vedere il ritaglio di giornale completo]


Il clamoroso successo di Legnano
non ha montato la testa a Modena

Il racconto della bella avventura di domenica ed i programmi per il futuro in una nostra intervista con il ”modesto” Vasco

intervista (click per aprire il ritaglio di giornale). ”Domenica disputerò, con tutta la squadra della Arbos-Bif, il Circuito degli Assi di Lavis”

Vasco Modena, colto dall’obiettivo domenica sera a Riva, al ritorno da Legnano.

Reduce dal trionfo della Bernocchi Vasco Modena ha voluto ieri sera farci una graditissima sorpresa ed è venuto a salutarci in redazione, accompagnato dai signori Broccardo e Beber.
Modesto, com’è suo costume, Vasco ci ha raccontato qualcosa della sua avventura di Legnano che l’ha portato improvvisamente alla popolarità.
– E’ stata una gara dura, Vasco? – gli chiediamo dopo avergli rinnovato le più vive congratulazioni.
– Abbastanza. Ma tuttavia ho terminato la gara abbastanza fresco.
-Pensavi di aver battuto tutti gli avversari, Coppi compreso?
– No, francamente quando giunsi al traguardo, visto che nessuno mi diceva niente, pensavo di essere terminato al terzo posto.
Così,mi recai quasi subito all’albergo con i dirigenti della mia casa.

-Quando hai saputo di aver vinto?
– Qualche minuto dopo essere arrivato all’albergo, un dirigente della Arbos-Bif, venne ad annunziarmi che il vincitore ero io e non Coppi. Sulle prime non volevo credergli: pensavo che mi si volesse fare uno scherzo. Poi giunse un altro dirigente, anche lui colla bella notizia, e cominciai a convincermi che poteva essere vero. Mi rimisero in macchina e mi riportarono subito al traguardo dove il pubblico non riusciva ancora a capacitarsi che questo ‘sconosciuto’ Modena avesse battuto il grande Coppi. Cercarono un mazzo di fiori per il vincitore ma, siccome non ce n’erano in giro, andarono a riprendersi quello che pochi minuti prima, nell’incertezza del risultato, avevano offerto a Fausto, e me lo misero fra le braccia!
– Il pubblico come ti ha accolto?
– E’ stato molto cordiale e mi ha molto festeggiato. Particolarmente dopo che l’altoparlante ebbe annunziato che io avevo percorso gli ultimi tre chilometri col tubolare posteriore afflosciato è stato un vero delirio di applausi.

– Ci vuoi dire quali rapporti hai usato durante la gara e come ti sei regolato?
– Ho percorso il primo giro in 38’9” usando il 18, il 17 ed il 16; il secondo in 38’14” (col 16), il terzo in 38′ (col 15) e nell’ultimo ho prodotto lo sforzo maggiore (37’30”) impiegando il 15 e nel finale il 14. A tre chilometri dal traguardo ho sentito afflosciarsi il tubolare posteriore ma ho pigiato con forza sui pedali e ce l’ho fatta!
– Progetti per l’avvenire?
– Dirò che domenica, a metà gara circa, il sig. Broccardo, don Gino – che per una domenica ha lasciato Comano ed è venuto ad incitarmi – ed il geom. Beber avvicinarono gli organizzatori del G.P. Campari di Lugano per chiedere se non c’era la possibilità di farmi gareggiare a Lugano il 14. Cortesi ma decisi, gli organizzatori risposero che ormai non era possibile perché i quadri erano completi. Dopo la conclusione della gara gli stessi organizzatori vennero ad invitarmi offrendomi un ingaggio non disprezzabile. Cosa vuol dire una vittoria…
– Hai accettato l’invito?
– Non ho ancora deciso. Tutto dipenderà dalle mie condizioni di forma. Ad ogni modo mi preparerò coscienziosamente e poi si vedrà. Domenica intanto disputerò, con tutta la squadra della Arbos-Bif, il Circuito degli Assi di Lavis. Dal 9 al 14 seguirò… in macchina la finale a tappe della S.Pellegrino per dilettanti. Proprio oggi ho ricevuto l’invito del sig. Cinelli, presidente dell’Ass. corridori ciclisti professionisti.
Per il 14 si vedrà: o il G.P. Campari a Lugano od un circuito su strada a Cologno Monzese. Il 21 parteciperò al giro di Lombardia ed il 4 novembre probabilmente farò coppia con Fornara al ‘Baracchi’.

– Bene, questa è una notizia che fa piacere! Ti auguro di poter ripetere il successo di Lagnano!
– Mah, vedremo, farò del mio meglio.
– E per il prossimo anno? Sempre alla Arbos-Bif?
– Sì, proprio oggi ho rinnovato il contratto. Del resto mi trovo bene dove sono e non ho ritenuto di accettare altre proposte che mi sono giunte subito dopo la vittoria di domenica. Nei prossimi giorni mi allenerò sulle strade trentine e spero di non sfigurare neppure domenica a Lavis.
– Sei troppo modesto Vasco. Ed è appunto per questa modestia che ti apprezziamo ancor di più. Ad ogni modo ti facciamo gli auguri più vivi e sinceri per la prossima attività e speriamo di poterti presto intervistare per un’altra bella vittoria!
Una stretta di mano, una rapida visita alla tipografia (dove Modena si trova stretto fra i tipografi che si congratulano con lui), poi via a nanna. ”Non voglio far tardi, ci dice Vasco, e voglio riposarmi ché da Legnano son ritornato solo alle prime ore di lunedì”.

BRUNO CALDONAZZI


Purtroppo, non senza rammarico da parte di Vasco, nessun festeggiamento ufficiale viene organizzato dalla sua Mori. Soltanto, ma forse sono gli eventi più sinceri, brindisi nei bar ed entusiasmo di coetanei e coetanee, ma anche tra i ragazzini per avere un compaesano salito agli onori della cronaca.
Molto più tardi, si parla ormai del nuovo millennio, sarà il giovane signor Giampaolo Zanfei, presidente della SC Mori, venuto a sapere di un certo Vasco, ex professionista di Mori, a consegnargli nel gennaio del 2010 una targa di riconoscenza da parte dell’amministrazione Comunale, che lo invita quello stesso anno alla inaugurazione del nuovo velodromo di Mori. Da quel momento prende parte più volte come testimonial alle premiazioni delle gare organizzate dalla SC Mori e alle feste societarie negli anni successivi. In una di queste Vasco, commosso, riceve anche un simpatico ”Oscar alla carriera”. E proprio a ricordo di quella Bernocchi, sempre nel 2010, gli viene consegnata una caricatura della vittoria di Legnano eseguita dall’artista Guido Merzliak .

Non si tratta dell’unico quadro ricevuto in dono da Vasco, anche se non è il tema del dipinto quanto la dedica a rievocare la Bernocchi. Il giorno 22 giugno del 1977 Vasco riceve un bel presente dal tifoso sportivo e artista Guido Riolfatti, in arte “Goio”, ex calzolaio di Villa Lagarina (Villa, 1907 – 1983). Come molti di Rovereto e dintorni, grande tifoso di Vasco. Oltre alla allegria regalata del dipinto a cera è affascinante la dedica vergata sul tergo:


Al caro amico Vasco Modena dono questo mio dipinto con core e riconoscenza perché nella mia giovine età mi ha dato nei tempi eroici – del ciclismo – una grande soddisfazione.

E’ stato l’unico dei corridori trentini e italiani a (non batterlo il nostro idolo) arrivare prima di F. Coppi

Riconoscente con affetto – Goio / Riolfatti Guido 22 – 6 – 77

Per essere precisi, proprio l’unico italiano ad arrivare davanti a Fausto Coppi – in una cronometro s’intende – Vasco non lo è stato: infatti la 12a tappa del Giro d’Italia corsa a cronometro da Rimini a San Marino il 1° giugno 1951, fu vinta a sorpresa (ovviamente) da Giancarlo Astrua (1927-2010) che lasciò a 20” il grande favorito Fausto Coppi. Altri ”superatori” di Coppi a cronometro dalle cronache non ne risultano.

Era solito di Vasco non accettare volentieri l’etichetta di “quello che ha battuto Coppi”, bensì preferiva dire, come sottolineato dallo stesso Goio, che quella volta, nella Bernocchi del ’56, era arrivato primo, e prima di Coppi. Lo deve aver tenuto ben presente l’artista mentre compilava la dedica sul tergo del quadro.
Nella sua zona d’origine il tifo per Vasco dilettante, alimentato dal ricordo di questa vittoria da professionista, rimarrà immutato anche a distanza di anni. Grazie Goio!


1956 10 01 La Bernocchi / Commenti

Inutile dire quanti e quali giornali e riviste nei giorni successivi riportano la vittoria di Vasco alla Bernocchi. Diverso l’accento dei vari articoli: chi punta più sul Campionato Italiano che si è concluso con la vittoria di Albani, chi sulla ”sconfitta” o lo stato di forma di Coppi, chi raggranella qualche informazione sullo sconosciuto Vasco Modena che complessivamente risulta essere: veneto (anziché trentino), sposato (gli sarebbe piaciuto), reduce da un incidente in cui si era spezzato le gambe (anziché maciullato un braccio), di 26 anni invece che di 27, che prima di correre faceva il fabbro (?), che era discepolo di Moser, che la sua prima corsa come professionista fu la Milano – Vignola. Ma fortunatamente, tra i tanti, si leggono anche dettagli corretti.

Presso l’Albergo Astoria di Trento di Giannino, dove Vasco aveva preso dimora da professionista, giungono copiose le congratulazioni da tante persone che vanno dal formale biglietto del sindaco di Mori, alla gioia sincera del rag. Umberto Grillo della U.V.I. tridentina, fino ad una bella lettera densa di affetto dal parte di Mario Salaorni, non più tenente, come ai tempi del servizio di leva a Bolzano, ma ora capitano.

Collage di titoli dei giornali il giorno successivo alla Bernocchi vinta da Vasco Modena

Fatto sta che il nome di Vasco finisce in prima pagina sulla Gazzetta dello Sport: ”Vasco Modena vince la Bernocchi e Albani è tricolore” a coprire le nove colonne con il resoconto “Un titolo e una rivelazione” di Giuseppe Ambrosini. E poi sul Corriere, su La Stampa, Ruote, Lo Stadio, L’Avvenire, L’Unità, la Provincia,… anche sul Corriere della Somalia! L’articolo più esteso, forse, è quello di Emilio De Martino sulla rivista Sport Illustrato che titola in doppia pagina:

COLPO DI SCENA NEL FINALE DELLA BERNOCCHI
Modena supera Coppi in un fantastico ultimo giro

da Sport Illustrato anno 45, Nr. 40, 4 ottobre 1956
Centomila spettatori a Legnano

E’ stata la Bernocchi dei colpi di scena! Dapprima piccoli e poi sempre più vistosi fino ad arrivare al colpo di scena finale che ha lasciato tutti di stucco…

[lettura integrale dell’articolo: sulla pag. 2, anche aprendo il ritaglio, poi sulla pag. 3 mentre i tempi giro per giro si trovano in tabella a pag. 7]


lo stadio
Stadio, Lunedì 1. ottobre 1956

Rovesciando ogni pronostico, Vasco Modena ha vinto oggi la Coppa Bernocchi a cronometro…[…] … ed invece prima dello scadere dei dieci minuti con i quali Coppi aveva preso la partenza davanti a Modena, il roveretano è spuntato, ed ha tagliato freschissimo il traguardo… la prodigiosa media di km. 43,504, pur dovendo compiere gli ultimi tre chilometri con la gomma posteriore che stava afflosciandosi. … ed invece questo prodigioso Modena, in virtù di una prestazione magnificamente regolare l’ha spuntata. […]


Un titolo e una rivelazione – […] si può aprire il cuore alla speranza che la verità che ci ha detto questa prova a cronometro riguardi la buona, sicura, solida classe di questo ragazzo salito improvvisamente al di sopra dei nostri migliori. […] Giuseppe Ambrosini, La Gazzetta della Sport, 1 ottobre 1956

Quando seppe di aver vinto la Coppa Bernocchi, Vasco Modena si sedette su una vecchia sedia, si passò una mano sugli occhi e disse: – Mi par di sognare: debbo dunque ritirare mezzo milione? Chi ha mai visto tanti soldi in una sola volta? Chi lo avrebbe detto? Io no, lo ammetto, soprattutto dopo aver forato la gomma posteriore a cinque chilometri dalla meta e aver compiuto gli ultimi mille metri con il tubolare completamente afflosciato. Debbo dire la verità: speravo di far bene, questo sì. Mi ero infatti preparato a puntino, orologio alla mano, sotto la guida di Broccardo, e stavo bene. Un piazzamento d’onore ero quasi certo di ottenerlo: perciò usando una tattica che da dilettante mi aveva permesso di cogliere contro il tempo una mezza dozzina di affermazioni, avevo iniziato con prudenza. La Gazzetta della Sport, 1 ottobre 1956, pag. 9


Guido Giardini su la Gazzetta della Sport del 1 ottobre 1956 scrive:
[…] Ma se Albani ha dato prova di regolarità e di intelligenza tattica, cosa dire di Vasco Modena, del sorprendente vincitore della corsa, del magro corridorino che ha sbalordito tutti? Guardate la linea dei suoi quattro giri. Il meno veloce è stato il secondo. Nei primi due giri si è mantenuto guardingo, ha risparmiato energie col deliberato proposito di partire in quarta al terzo giro e di dare tutto il resto nel quarto.
Ed ecco che infatti ha percorso il giro più veloce di tutti nel terzo, ed infine ha sbalordito con l’ultimo giro (ancora il migliore di tutti) nel quarto guadagnando su Coppi ben 3′ 13” negli ultimi 27 chilometri. La sua vittoria è stata indubbiamente facilitata dall’improvviso malore che ha colto Coppi dopo metà giro, perché bisogna ammettere che in condizioni normali Fausto non avrebbe perduto tanto tempo; ma quello che conta dal punto di vista sportivo e tecnico è la grande prova del trentino dell’Arbos in quell’ultimo giro: 27 chilometri e 200 metri in 37’30”4 alla media di 43,504! Sulle medie non si può discutere molto: indicano con esattezza la tenuta degli atleti.
Il caso Modena è veramente straordinario. Lo ricordiamo in una corsa che seguimmo qualche anno fa a Vicenza con Campagnolo (la Astico-Brenta) vinta da Roma con grande vantaggio. Questo ragazzo ci aveva impressionato come scalatore; poi una caduta e una foratura lo avevano attardato. Ci restò soltanto il ricordo di questo esile corridorino agile e coraggioso. Non avremmo mai pensato che in lui ci fossero tante energie e tante qualità atletiche, perché energia e qualità occorrono per vincere (ed a quella media!) una corsa a cronometro di 108 chilometri. […]

1956 09 30 Coppa Bernocchi / Sorpresa generale

… che mi permise di entrare a far parte dei 15 finalisti per l’ultima gara di Campionato Italiano che vinsi davanti a Coppi. Sorpresa generale per tutti ed anche per me per la verità, ma intascai giulivo le 500000 di premio senza pensare più alla Bernocchi.

Se qualcuno avesse scommesso su Vasco Modena come vincitore della Coppa Bernocchi 1956 sarebbe diventato milionario. Nessuno aveva azzardato questa ipotesi ad esclusione del già menzionato signore in lambretta, che gli aveva chiesto se si stava allenando per una gara e considerato il ritmo con cui Vasco pedalava dietro al suo motore gli aveva detto ”ma se vai così, tu vinci!”. Visto il tempo con cui Coppi taglia il traguardo ed il confronto sui singoli passaggi degli altri concorrenti, all’arrivo Fausto è subito acclamato come vincitore. Ma poco dopo dall’altoparlante i giudici proclamano un inatteso risultato: «Modena ha ottenuto il minor tempo dell’ultimo giro con 37′ e 30”, Modena ha coperto il percorso nel miglior tempo con 2 ore 31′ e 55”! Modena ha distaccato Coppi di 42”. Modena ha vinto la 38esima Coppa Bernocchi!» Lui è già nella stanza d’albergo, in ciabatte e si è tolto la divisa. Lo raggiungono, gli danno la notizia e i giornalisti gli chiedono di tornare ad infilarsi la maglia e rifare il passaggio sotto allo striscione del traguardo, perché non lo avevano ripreso con le cineprese. Ma Vasco rifiuta, infila una tuta asciutta e si dirige sul palco dove gli consegnano un mazzo di fiori ‘usato’, quello che era già stato consegnato nelle mani di Fausto Coppi. Il campionissimo invece non c’è. Ecco il link al video dell’Archivio Luce ‘La Coppa Bernocchi a Legnano vinta da Vasco Modena’. Si intravvedono pochissimi fotogrammi che riprendono Vasco quando parte con il numero 8 e poco prima che passi sotto lo striscione d’arrivo. I giorni seguenti grandi titoli sui giornali…

Modena alla partenza (dal video dell’Archivio Luce) in un fotogramma colto quasi per caso.
Ma, colpo di scena, nel settembre 2025 RaiSport propone nel programma RadioCorsa qualche secondo in ricordo del dimenticato Vasco Modena, permettendoci di rivivere l’attimo della sua partenza (fonte: Radiocorsa-del-11-09-2025 a circa 6 minuti dalla fine della trasmissione).
Modena prossimo al traguardo (dal video dell’Archivio Luce. La ripresa termina prima del passaggio vittorioso sulla linea bianca.)

C’è da osservare una novità assoluta: Vasco inforca gli occhiali! Ogni sassolino presente sul manto stradale è ora finalmente ben distinguibile. “Ma perchè non li ho messi prima!” si chiedeva…

Vasco Modena corre la Coppa Bernocchi con il numero 8

Istruzione – ora torna in cima alla pagina e clicca a sinistra su “Precedente” o destra su “Successiva” per muoverti in ordine cronologico nella storia di Vasco Modena, altrimenti usa il menù con gli anni, in alto.

1956 09 29 Ammessi alla Bernocchi / La vigilia

La finale del campionato italiano è vicinissima. E’ la trentottesima edizione della Coppa Bernocchi, 108,8 km a cronometro, quattro giri sul circuito di Legnano. Vasco risulta ammesso con i punti guadagnati nelle varie prove, mentre ad esempio Coppi e Bertoglio non lo sono. I calcoli sui punteggi infatti fanno prevalere su di loro Filippi e Defilippis. Riletture di articoli e di lacune, cavilli, sottili interpretazioni del regolamento, sicuramente ben rianalizzato sotto la pressione del furor di popolo nonché dell’indotto, spingono la Giunta d’urgenza dell’U.V.I., in cinque ore di riunione tenutasi il pomeriggio del 28 settembre, ad accettare per valida una nuova classifica stilata dalla Commissione Appello e Disciplina su ricorso di Coppi e Bertoglio, che estromette Filippi e Defilippis dai quindici finalisti per ammettere invece Bertoglio e Coppi sulla base di una oculata ridistribuzione dei punti per gli atleti arrivati a pari merito nella quarta prova di campionato. Ma essendo ormai pubblicamente uscita la precedente comunicazione ufficiale da parte della Commissione Tecnico Sportiva, quella poi ritrattata dalla Commissione Appello e Disciplina, con ulteriori deroghe i due sono riammessi come partecipanti alla gara, ma esclusi dal campionato. Insomma, solo alla vigilia della Coppa Bernocchi appare sulla stampa la decisione di chi può competere, come decretata dalla Giunta. L’ordine di partenza è inverso rispetto alla classifica e lo leggiamo qui sotto:

  • 13,56: Defillippis Nino (5 p.)
  • 13,58: Filippi Riccardo (5 p.)
  • 14,00: Coppi Fausto (5 p.)
  • 14,02: Bertoglio Eugenio (5 p.)
  • 14,04: De Santi Guido (6 p.)
  • 14,00: Bertolozzi Waldemaro (6 p.)
  • 14,08: Boni Guido (7 p.)
  • 14,10: Modena Vasco (7 p.)
  • 14,12: Cainero Giuseppe (8 p.)
  • 14,14: Ferrari Alfo (10 p.)
  • 14,16: Barozzi Danilo (10 p.)
  • 14,18: Magni Fiorenzo (11 p.)
  • 14,20: Minardi Giuseppe (11 p.)
  • 14,22: Zamboni Adriano (13 p.)
  • 14,24: Baffi Pierino (15 p.)
  • 14,20: Maule Cleto (22 p.)
  • 14,28: Albani Giorgio (25 p.)

Anche sui pronostici si fanno calcoli su calcoli per scommettere su chi possa essere il vincitore del Campionato Italiano 1956. Chi dice Albani, chi dice Maule, o forse Baffi, ma solo in linea teorica. Mentre su chi possa essere il vincitore della gara i dubbi son pochi, tutti pensano e sperano in Fausto Coppi che del cronometro è uno specialista imbattuto. Se ci fossero Fornara o Aldo Moser… ma non si sono qualificati, quindi niente se e niente ma: il pronostico cade proprio su Coppi. Solo Maule e Magni potrebbero dargli del filo da torcere.

Intanto Vasco, che si sente in ottima forma, scrive alla amata Luisa una cartolina con una sola parola: ”Ricordami”. La sera sistema la sveglia – dono dell’U.V.I. – che col suo ticchettio ricorda proprio un cronometro e già da un po’ lo accompagna in giro per l’Italia. Gli torna alla mente quel signore in motoretta, incontrato casualmente in allenamento, di cui ha approfittato per fare un po’ di dietro-motore, che alla sua incitazione di dare gas gli ha risposto: ”ma sono già al massimo! se pedali in questo modo vinci!”. Vasco non la prende come una ipotesi realizzabile, ma quanto gli piacerebbe arrivare tra i primi tre… o almeno i primi cinque. Dormi bene Vasco.

La sveglia da viaggio che accompagna Vasco nelle sue gare


FONTI
Piccolo Sera 28/09/1956 – numero 2112 pagina 5
La Stampa 29/09/1956 – numero 229 pagina 8
Stampa Sera 29/09/1956 – numero 228 pagina 4
L’Avanti 30/09/1956 – numero 231 pagina 6

1956 08 17 Ronde du Parc / Senza bici

Arriva a Luisa una interessante ma criptica cartolina da Montelimar, datata 17 agosto 1956 sulla partecipazione al Grand Prix de Montélimar, terza edizione della Ronde du Parc.

Montelimar (Drome) 17-8-56
Cara Luisa, gradisci queste due righe, ti scriverò in seguito se rimarrò qui. Sto molto bene, spero anche tu e tutti i tuoi a casa. Ho appena finito di correre il circuito!! Ho fatto solo 5 giri perché non avevo la mia bici, che non è ancora arrivata. Anche Pintarelli bene e ti saluta. Lui pure senza bici. Non so se verrò in settimana. Ciao e bacioni Vasco / Pintarelli

Sarebbero stati più di 50 i giri da fare, ma come mai senza la propria bici? pensiamoci, il 16 agosto è alla Milano-Vignola, sei ore di gara, 200 km di fuga… deve aver viaggiato la notte per arrivare in tempo e gareggiare al circuito, ma la bicicletta, spedita al seguito, non è arrivata con la stessa puntualità né a Vasco né a Bepi Pintarelli. Una bici presa a prestito da qualche altro corridore, così come era capitato ancora a Vasco di prestare la propria, in simili occasioni, che però non calza come si vorrebbe. Quindi nulla di fatto. Il giorno successivo c’è il tempo di gironzolare un po’ per la pittoresca cittadina francese e per inviare una cartolina alla futura suocera per gli auguri di buon compleanno.

All’epoca a Montèlimar si parlava anche inglese!


Un altro piccolo dettaglio, in questo periodo un po’ vacuo di informazioni, proviene dalle righe di una lettera in cui avvisa che, dopo aver corso un’altra gara a Roma, è arrivato nella ”sua” Prato per un importante appuntamento, una gara che si deve disputare il nove settembre: il G.P. Industria e Commercio di Prato, 266 km, quarta prova di Campionato Italiano professionisti. Partecipano i migliori: Giorgio Albani, Cleto Maule, Pierino Baffi, Giuseppe Minardi, Adriano Zamboni che cercano di migliorare la loro posizione per entrare nelle rosa dei quindici finalisti che il 30 settembre a Legnano potranno disputare l’ultima prova, la Bernocchi a cronometro. Vince questa prova di Campionato Danilo Barozzi con un distacco di 31” su Albani e il gruppo. Per la Arbos di Fornara c’è anche Vasco Modena, che arriva 45°. Grazie anche a questo punteggio e soprattutto alla posizione raggiunta nella terza prova del 16 agosto, la Milano – Vignola Vasco si qualifica per la finale a Legnano.

1956 08 16 Milano-Vignola / Ottima prestazione

dopo una serie di prove negative, non deludenti, mancavo sempre dopo i 220 Km, nella Milano – Vignola azzeccai un bel 3° posto

Il 16 agosto del 1956 si svolge la Milano-Vignola, valida come terza prova dei Campionati Italiani. Partenza da Rogoredo, arrivo a Vignola su un tragitto di 250 km percorsi a 40.648 km/h, di cui gli ultimi sono cinque giri sul circuito del Bettolino. Più di 6 ore di gara in una giornata caldissima. Questa volta Vasco non cede dopo i 220 Km, come dice nel suo quadernetto, ma anzi è uno dei coraggiosi corridori facente parte dello sparuto gruppetto partito quasi subito in una fuga autorevole durata 200 km e che, in pieno accordo di ritmo e di cambio fra i tre tenaci arrivati, taglia il traguardo con due minuti di anticipo sul resto del gruppo. Davvero una grande soddisfazione per Vasco.

La classifica di Campionato vede in testa Albani con 17 punti, seguito con 16 da Maule e Baffi, da Zamboni con 13, da Minardi con 10 punti, con 8 da Cainero, quindi con 7 punti da Boni e Modena.

BAFFI s’impone a Vignola davanti a Cainero e Modena
Spettacolo a 41 di media

Ordine di arrivo della Milano Vignola 1956. Vasco Modena, in fuga con pochi altri corridori, si piazza al terzo posto dopo Baffi e Cainero
click per vedere il ritaglio

Da uno dei nostri inviati – Vignola, 16 agosto. La Milano Vignola ci ha riportati indietro di un mese. Ci sembrava di assistere ad una tappa del giro di Francia. Gli stessi caratteri, lo stesso risultato: un gruppo di animosi che dava gran spettacolo marciando sulla assolata Via Emilia a 45 all’ora, un grosso gruppo che pur marciando ad alta media perdeva progressivamente terreno fino a trovarsi ad un certo punto virtualmente battuto, cioè troppo staccato per poter ricuperare tutto il tempo perso.
E’ stata una grande volata per chi si è buttato arditamente nella mischia (e ci voleva fegato a partire a 200 chilometri dall’arrivo con tanta decisione) ed una vana per quanto accanita caccia alla lepre per la muta che ha inseguito per cinque ore. Gran spettacolo dunque, concluso con la sudata e ben meritata vittoria di Pierino Baffi, questo nostro robusto ragazzone lombardo che non si stanca di meravigliare e di sorprendere tutti per le doti di resistenza, per il coraggio, per il rapido recupero di energie. […] Ieri ha trovato ancora tanta energia per fare da “regista” in una lunga, fantastica fuga di duecento chilometri, sotto il sole implacabile, e per vincere da gran signore all’arrivo della prova italiana […]. E con Pierino Baffi altri due giovani alla ribalta: Cainero e Modena, debuttanti quest’anno nella categoria superiore e il primo già qualche volta affermatosi come corridore di sicuro avvenire, il secondo mai stato all’onore delle grandi prove e fin qui ritenuto soltanto un buon scalatore. I due indipendenti sono stati collaboratori efficacissimi nella lunga fuga e sono arrivati assieme a Baffi al traguardo. […] Il risultato dell’azione decisissima dei fuggitivi si rileva da queste rapide cifre: la fuga iniziò a Secugnano. A Piacenza la media oraria era di 44 chilometri e il distacco del gruppo di 1’45”, a Parma la media era di 43 chilometri ed il distacco del gruppo di sei minuti, a S. Ilario la media era di 42,500 ed il distacco del gruppo era di sette minuti, a Scandiano la media era di 42 esatti ed il distacco del gruppo era di nove minuti abbondanti. Diminuiva cioè progressivamente la media oraria, per effetto della distanza, della fatica, in parte anche del vento di fianco, ma aumentava viceversa il vuoto tra attaccanti e inseguitori.

A questo punto però incominciò la vera caccia ai fuggitivi. Si dovrebbe dire anzi che tutta la corsa, agli effetti dello studio dei valori in gara, si è svolta da Scandiano all’ingresso del circuito di Vignola e poi nei cinque giri del circuito. Tutto in meno di ottanta chilometri; quanto è bastato però per vedere molte cose utili per oggi e per il futuro, e soprattutto per insegnare agli atleti di maggiore calibro e di maggiore responsabiltà che nelle corse del nostro tempo ogni errore si paga caro. Ma terminiamo prima il nostro racconto, poi arriveremo alle conclusioni.
Dicevamo che da Scandiano partì la vera a propria rincorsa ai fuggitivi. Era troppo tardi per colmare più di nove minuti di ritardo; i “grandi” avevano fatto male i loro conti. Forse avevano sperato di veder crollare gli attaccanti; non avevano pensato (o forse soltanto Magni l’aveva pensato e on se ne era certo preoccupato) che Baffi avrebbe potuto tenere e quindi vincere la cosa; c’è da supporre cioè che erano sicuri di poter ricuperare il terreno perduto.
L’inseguimento fu comunque rapidissimo e spettacoloso. Il gruppo ricuperò due minuti e mezzo prima dell’ingresso al circuito, un altro minuto circa nel primo giro, ancora un minuto nel secondo, un minuto nel terzo ed un minuto nel quarto, infine un minuto abbondante nell’ultimo giro, tanto che Albani, che vinse la volata del gruppo, arrivò soltanto due minuti dopo Baffi. E’ evidentissima la superiorità e la maggiorore velocità del gruppo nel confronto dei fuggitivi, specie sul circuito di Vignola, meno scorrevole di quanto si potesse pensare perché le medie orarie non andavano mai oltre i 39 chilometri, ma è soprattutto evidente, chiarissima anzi, la constattazione che non si può main andare oltre i limiti della logica e del ragionamento tecnico nelle corse piane, senza ostacoli naturali e decisivi.[…]
La Milano-Vignola (in particolare i cinque giri sul circuito) è stata molto istruttiva a tutti gli effetti. […] Baffi Cainero e Modena, i tre che hanno concluso vittoriosamente la corsa, hanno insegnato ai grandi che la miglior difesa è l’offesa.

Guido Giardini

Dal via al traguardo per la maglia tricolore

VIGNOLA, 16 – Gli 89 concorrenti della Milano-Vignola si radunano in via Eraclito, presso i Laboratori Cosmochimici. (continua a leggere sul ritaglio)

click per vedere il ritaglio

Ancora indecisa la lotta per la maglia tricolore
Stadio, 17 agosto 1956 (click per leggere la seconda parte dell’articolo sul ritaglio).”Stanco ma esultante Vasco Modena: Non mi ricordo da quanto non provavo una simile soddisfazione. Oggi dietro di me c’era la macchina della Arbos-Bif, le par poco? Mi ci voleva questa bella giornata!”

1956 08 05 Giro del Vorarlberg / Trentini all’estero

Non sono molte le notizie rimaste di questo primo anno da professionista, almeno della collezione primavera-estate delle gare. Nel quaderno dei ricordi è inserito un ritaglio di giornale relativo ad una gara in due tappe disputate il 4 e 5 agosto 1956 in Austria. L’articolo, apparso sul giornale locale, con la foto ufficiale di Vasco in maglia Arbos-Bif, è riportato in questa pagina.

Atleti trentini all’estero

Brillante ma sfortunato Vasco Modena in Austria

Vasco Modena con la maglia della Arbos-Bif

Trento, 7 – Abbiamo sotto gli occhi il resoconto sulla corsa svoltasi domenica scorsa ad Innsbruck per la disputa del Gran Premio «Coca-Cola» ed alla quale ha partecipato il corridore trentino dell’Arbos Bif, Vasco Modena. I colleghi dei giornali del luogo sono tutti concordi nel ritenere che la manifestazione, ottimamente organizzata, ha avuto nel nostro rappresentante Modena il più brillante protagonista. Nessun dubbio che la sua magnifica prestazione sarebbe stata coronata dal pieno successo, quel successo che di diritto spetta ai vincitori solo se la sfortuna non si fosse crudelmente accanita contro il modesto Vasco. Se si considera che Modena era solo contro un agguerritissimo manipolo di avversari i quali vedendo nel corridore trentino un elemento pericoloso e che gli stessi avversari specie nel primo tratto di gara gli hanno dato spietata battaglia con una serie infinita di scatti provenienti or da questi or da quell’altro concorrente e che Vasco li ha tutti egregiamente rintuzzati, bisogna giocoforza riconoscere al trentino il merito di aver tenuto desto l’andamento della corsa.
Modena non si è limitato solo a difendersi; il corridore giunto ai piedi del passo Fern, prima seria difficoltà del primo tratto, ha voluto saggiare le forze degli altri e si è portato con decisione al comando. In pochi hanno resistito al ritmo dell’italiano e questi pochi sarebbero stati sicuramente superati sotto lo striscione di arrivo solo se un malaugurato incidente meccanico non avesse appiedato Vasco nell’ultimo chilometro di corsa.
Più brillante ancora Modena si è dimostrato nella seconda tappa, la Lech am Arlberg – Innsbruck di chilometri 123,9. Egli dopo aver tentato a più riprese di andarsene da solo e dopo di aver vinto il Gran Premio della montagna è giunto al traguardo finale in eccellenti condizioni di freschezza classificandosi secondo.
Nel computo della classifica finale Vasco Modena si è piazzato all’ottavo posto.